Il complotto esiste

e dietro

c’è l’universo.


Sono alto un metro e ottantacinque centimetri, peso ottantacinque chili.
Amo far capire alle persone quanto io sia cinico e sfrontato, ma con un buttafuori di due metri per cento chili, fuori ad un locale, evito.
È questa la grandezza che riusciamo a vedere noi umani, quella degli elefanti o dei grattacieli.
Degli aerei o dei buttafuori.


Diamo prova della nostra massima espressione di egocentrismo quando ci sentiamo “così piccoli e soli nell’universo”, quasi a dare per scontato le cose che ci rendono vivi abbastanza da permetterci il lusso di sentirci così piccoli e soli.
La luce, il cibo che potremmo trovare all’infinito, la pioggia, il mare, i venti o i vulcani.
Siamo parte di qualcosa che è visibilmente più grande di noi, ma ne siamo comunque ciechi.

La democrazia evolutiva, ci ha fatto sviluppare una grammatica umanocentrica, in cui le parole, i sentimenti, la comunicazione, vivono un razzismo di specie.

Percepiamo “carini” due gatti che dormono stesi l’uno sull’altro. Carini, ma l’esperienza di una cena di san valentino se la sognano. Sono carine le api che collaborano per costruire un alveare. Carine, ma non saranno mai all’altezza di progettare le nostre metropolitane.
È carino un cane che fa amicizia, ci da amore e in cambio non chiede nulla.
Il nostro innato egoismo si sfoga proprio così. Sfruttiamo il prossimo elemento dell’universo, che apparentemente non ci chiede nulla in cambio.

E allora i rapporti sono belli fin quando dominiamo l’altro. Quando questo equilibrio si sgretola, si litiga o, nel migliore dei casi, si fa un passo indietro.
Ce lo immaginiamo un elefante che critica il nostro comportamento? Che mette in luce di continuo tutti i nostri errori o difetti?
Sarebbe ancora carino?

Non sono carine le cose più piccole di noi, sono carine le cose più stupide che possiamo dominare, ma consideriamo queste grandezze da un unico punto di vista, quello umano.

Nessuno avrebbe paura di prendere a pugni una montagna, alcune persone addirittura si divertono a farle esplodere, perché la nostra grammatica, ci dice dice che quella montagna non ha faccia e non ha coscienza, e allora come fa ad esistere?
L’errore percettivo sta nel tempo.
Se faccio esplodere una porzione montuosa, ci sono buone probabilità che nell’immediato non accada nulla, o meglio, nella nostra percezione umana di immediato, non accade nulla.
Ma se Einstein ci ha insegnato che il tempo scorre più lentamente vicino alle masse grandi, e se consideriamo che quella montagna è solo una minuscola porzione visibile di un intero emisfero terrestre, con una grammatica percettiva differente, possiamo dare una faccia e una coscienza alle montagne e alla natura intera. A quel punto le catastrofi non ci sembrerebbero così improvvise.

Non sono carine le cose più piccole, sono carine le cose più stupide, e nessuno ha mai avuto paura di sconvolgere l’intero ecosistema, che solo a pensarci, ci sembra la definizione di un qualcosa di intangibile come l’aria, è un concetto senza importanza.
E pure siamo vivi grazie all’ossigeno.

Se provassimo ancora una volta a mettere da parte la nostra grammatica umanocentrica, forse ci salterebbe all’occhio l’evidenza che siamo ospiti di un gigantesca democrazia, che ci da tutte le risorse necessarie alla vita, ma che ha le sue leggi che quando non vengono rispettate, generano una serie di conseguenze, catastrofi che ci sembrano improvvise, ma che così improvvise non sono.

Nessun paese sta reagendo davvero bene all’incredibile potenza di questa pandemia, perché era necessario che ci pensassimo prima, tutti.

Dovevamo pensarci prima di costruire città in mezzo al deserto e climatizzarle per stare un po’ più freschi. Dovevamo pensarci prima di ammazzare intere specie, per stare un po’ più sazi.

Dovevano pensarci prima, perché il buttafuori gigante che si chiama universo, reagisce, lo fa con la sua grammatica, e col suo tempo che noi percepiamo lento, ma che prima o poi ci pone davanti al grande muro della resa dei conti.